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giovedì 15 giugno 2017

L'avventura della comunicazione

Non puoi mai essere troppo lontano. Lontano dalle persone alle quali rivolgi ciò che scrivi. Lontano da ciò che loro vivono. Lontano da qui, lontano da ora.
Puoi però sempre essere altro, ovvero colui che osserva diversamente, narra come nessuno ha narrato, vede con occhi più lucidi o più candidi o più intraprendenti. Anticipare, offrire prospettive, allargare le possibilità, confortare. La comunicazione assolve alla sua funzione quando svela qualcosa, accoglie i sogni, accompagna i pensieri.
La cosa peggiore che si possa immaginare è un tracciato standard. Un percorso che vale per ogni emozione, per ogni gruppo di persone, per ogni situazione. Macché, la bellezza sta sempre nell'avventura e l'avventura ha bisogno di uno spirito libero, curioso, audace.

giovedì 8 giugno 2017

Lavora da protagonista

Mi capita spesso di scrivere libri che 'raccontano' una professione, un mestiere, un ruolo, un'attività.
Finalmente è chiaro che 'raccontare' è molto più efficace che scrivere un testo formativo.
L'atmosfera è quella più distesa di una lettura avvincente, promettente, rivelatrice. L'effetto è quello di far sentire il lettore protagonista. Protagonista del suo lavoro.
Frequentemente è questo che manca a molti, in qualsiasi posizione e ambito. Quella molla che è la motivazione, l'energia, la fiducia, l'entusiasmo...la cultura dell'evoluzione che ha radici nella passione e nel continuo apprendimento.
Lasciati i banchi di scuola alcuni fanno parecchia fatica a continuare a studiare, a trovare nel costante aggiornamento la valorizzazione delle proprie potenzialità, un'occasione in più, uno stimolo a osservare con occhi sempre aperti il mondo e la propria occupazione. Ecco che il racconto svela la sua funzione accompagnatrice, morbida e garbata ma potente.
La narrazione sciolta, brillante, comprensiva, fa immedesimare il lettore. Non lo giudica, non gli impone una tabella di marcia, non lo affanna. Semplicemente gli fa venire voglia di essere quello che può diventare. 
Leggi anche tu...e lavora da protagonista!

martedì 30 maggio 2017

Il VALORE della comunicazione

Valori umani. Chi siamo deriva da cosa trasmettiamo e come, da quanto siamo capaci di fare partendo proprio dai valori umani. Quelli che ci avvicinano alle persone e che avvicinano, le persone. Uno è il coraggio: quello di mettere i valori umani in primo piano.
Attraenza. Certo, dobbiamo essere attraenti, magnetici, seduttivi. Questo non significa seminare specchietti per le allodole, illudere, lusingare. Significa avere e comunicare qualcosa che attiri l’attenzione, piaccia, affascini. Significa avere il coraggio di essere differenti, non scimmiottare, rompere gli schemi con concetti innovativi. Non bisogna forzare la mano. Essere differenti non vuol dire cercare bizzarrie ad ogni costo. E’ la sensibilità che affina le parole e l’offerta.
Libertà. Sperimentare, non fossilizzarsi su un linguaggio o su un certo modo di navigare in un ambito. Essere, al contrario, aperti sempre a nuove forme e nuovi contenuti. Anche adottare termini in italiano, ad esempio, non per protezionismo, barriere, provincialismo…tutt’altro: per essere certi di arrivare al nostro pubblico quando è altamente probabile che non abbia confidenza con altre lingue.
Onore. Sentirlo e farlo percepire, l’onore di essere protagonisti di una Storia. Parafrasando il motto del poeta brasiliano Joao Guimaraes Rosa, «narrare è resistere», possiamo pensare che <narrare è esistere>: tutto ciò che può essere narrato esiste, tutto ciò che esiste può essere narrato.
Rispetto. Dove ci sono forti valori umani c’è rispetto, a qualsiasi latitudine culturale credo. Rispetto per sé, rispetto per gli altri, rispetto per quanto possiamo evolvere con le idee. Comunicare è un punto di incontro e di rispetto, per quello che si è appreso, per quello che ne verrà.
Emozioni. Un certo tipo di scrittura e di comunicazione che si definisce ‘emotiva’ non è un gioco da tavolo. E’ una ricerca profonda e anche una palestra di vita. Non si possono suscitare emozioni se non si è capaci di provarne. Cresciamo se accendiamo qualcosa ma anche se ci facciamo illuminare.

martedì 23 maggio 2017

Perché affidarsi a un ghostwriter

foto di R. Carnevali
Ormai sono tante, le persone che mi hanno scelto come ghostwriter.
Autori, personaggi pubblici, artisti, professionisti, aziende. Persone che hanno idee eccellenti e pochi mezzi o tempo per metterle nero su bianco, per gestire un blog o la comunicazione sui social. Persone che magari sono estremamente competenti in una materia o ambito ma non amano misurarsi con la scrittura. Persone abituate a un linguaggio scientifico, tecnico o comunque specialistico e non a uno stile narrativo. Gli esempi potrebbero essere infiniti.
Magari sono persone note. Oppure sono esordienti e sconosciute. Tutte hanno molto da trasmettere ma non sanno come farlo o non possono farlo.
Sempre più imprenditori e manager, finalmente anche in Italia!, si rendono conto che un ghostwriter è un ottimo investimento: poca spesa tanta resa, giusto per utilizzare uno slogan che fa cogliere al volo il concetto. Sempre più professionisti hanno compreso quanto sia essenziale presentarsi, con le parole, ma anche ‘arrivare’ al target giusto. Sempre più aziende abbracciano lo storytelling.
Certamente bisogna sceglierlo con cura, il ghostwriter. Lo scrittore fantasma, la penna (o la tastiera) invisibile, l’ombra delle parole, diventa espressione dell’autore, deve quindi aderire al suo spirito come un vestito sartoriale. E non solo. Spesso il ghostwriter è un filtro, un termometro, una bussola, un intervento di pronto soccorso. Perché è uno del pubblico, il ghostwriter. Legge, studia, sta sui social, va al cinema, segue la musica, ascolta i tg, ha una visione allargata, trasversale, è allenato a interagire, è abituato a captare ogni segnale, ha un fiuto addestrato.
Io, come tutti i colleghi ghostwriter, scrivo per conto altrui con la passione con la quale scriverei per me. Perché il ghostwriter non racconta mai ‘solo’ per lavoro, racconta perché non potrebbe vivere bene senza raccontare. Perché io mi rendo conto che non sarei quella che sono se non fossi cresciuta ogni giorno con il tesoro di ogni mandato, di ogni incarico, di ogni servizio. Perché lo scrittore ombra sente l’aria che tira, sta lì a dialogare sul web, sa governare le emozioni e i commenti, ha sempre voglia di avventure e non si stanca mai.

Qualche volta amici e conoscenti mi chiedono quali committenti preferisco, quale genere, in quali contesti. Non so rispondere. Un po’ di me splende ovunque e in ognuno e questo rende tutti preziosi. E poi davvero, ogni storia, ogni sfida, ogni settore, ogni obiettivo, è un piccolo grande mondo di cui godere.

giovedì 18 maggio 2017

Conoscenze (e competenze) trasversali

Finalmente le competenze trasversali hanno (o avranno a breve) il ruolo che meritano. Non bastano i titoli di studio e le competenze tecniche, praticamente mai.
Intanto nelle skills trasversali c’è davvero un patrimonio umano che non può che produrre eccellenti risultati: basti pensare all’empatia e alle capacità di relazione, di problem solving, di comunicazione, di organizzazione del proprio lavoro, di gestione del tempo, di adattamento a diversi ambienti culturali, di governo dello stress, attitudine al lavoro di gruppo, orientamento all’obiettivo, creatività e spirito di iniziativa, flessibilità, visione d'insieme, resilienza o addirittura antifragilità.
Su tutto penso all’intelligenza emotiva di Daniel Goleman. A chi è portatore di valori: lo spirito critico, l’ottimismo, l’onestà, l’entusiasmo. A chi vede il lavoro nella propria espressione di evoluzione work in progress.
Poi le soft skills sono un trampolino di lancio perfino per le competenze tecniche. Cosa non possiamo imparare se vogliamo farlo? Le soft skills e i valori umani sono anche quelli che ci sostengono a farlo bene, peraltro.
Nel mio mestiere sono essenziali, le competenze trasversali. E lo sono, felicemente, pure le conoscenze, trasversali.
Non acquisisco nozioni, non respiro emozioni, non navigo acque, che siano a compartimento stagno. Sono io, il centro del lavoro. Io che assorbo e mescolo. Io che faccio tesoro. Io che cresco. Io che affino sensibilità. I vasi sono comunicanti. Il mio bagaglio si allarga, si allarga, si allarga. Esattamente come le mie vedute, le mie possibilità di comprensione, riflessione, espressione.

Questo ‘argomento’ mi appassiona. Forse è l’euforia della ricchezza che percepisco.

lunedì 15 maggio 2017

I Bambini sanno leggere

I bambini vanno eccome, oltre le righe.
Sanno leggere perché hanno voglia, di storie, perché hanno bisogno, di vite possibili.
Per loro non ci sono universi assurdi, sono tutti probabili. Quello che consegna loro un racconto è una pista, un'idea. E' da quella, che partono. Con il solo filtro del piacere. 
Ecco, i bambini non hanno il limite del pregiudizio. Sono liberi, liberi di assecondare realtà e fantasia.
Le storie per bambini devono sapere questo: i bambini sanno leggere.
Narriamo loro che hanno ali e loro voleranno.

giovedì 11 maggio 2017

Blog aziendali

I blog aziendali sono importanti strumenti di comunicazione,  possono portare nuovo traffico al sito web, aumentare l’attenzione dei potenziali clienti verso l’attività. Questo è quello che, più o meno, le aziende sanno.
Bisogna aggiungere che i blog aziendali sono anche grandi occasioni di branding partecipato: grazie appunto al coinvolgimento dei lettori è possibile fare un’attività di promozione nella quale il pubblico ha un ruolo attivo importante.
Il blog aziendale è una finestra sul mondo, un incubatore di idee, un volano di storytelling. La verità è che nessuna campagna pubblicitaria raggiunge il livello di penetrazione e affiliazione che può generare un blog aziendale.
E’ necessario considerare però un’ottima gestione.
Un blog aziendale necessita di:
-un piano editoriale
-contenuti di valore
-costante aggiornamento
-continuo monitoraggio
Questo significa che il blog aziendale serve a raccontare un’attività, un’organizzazione, un prodotto, soprattutto attraverso la loro storia. Il blogger deve mettersi sulla lunghezza d’onda del pubblico, attrarre e, quanto più è possibile, attivare interazione.
Vuol dire che i contenuti devono essere curati, originali, interessanti. Il valore dipende da ciò che veicolano, dalle emozioni e dalle attenzioni che suscitano, dal livello di qualità. L’autoreferenzialità non paga mai, tanto per intenderci.
Importa un lavoro periodico senza ‘buchi’: l’aggiornamento non conta solo per una buona indicizzazione del blog, è immagine, è affidabilità, è serietà, è coerenza. In sostanza i lettori devono essere sicuri di trovare il blog aziendale sempre in movimento altrimenti finirebbero per non visitarlo più.
Il blogger di un blog aziendale deve inoltre rispondere a ogni eventuale commento, verificare il numero di visite e la provenienza, valutare le chiavi di ricerca, studiare i risultati e assestare il tiro se occorre.
Nel mondo ci sono esempi esaltanti, del successo di blog aziendali.
E anche in Italia qualcuno si sta affermando. Ma c’è ancora molto da fare.
Io suggerisco tre ingredienti fondamentali, quelli che utilizzo da ghostblogger per aziende, professionisti, personaggi pubblici:
-passione
-carattere
-apertura.

I blog aziendali vincenti sono ideati e scritti con passione, hanno personalità e sono aperti al cambiamento. In evoluzione. Ecco, il blog aziendale deve essere in evoluzione: con un carattere ben definito ma pronto a rinnovarsi ogni giorno. E’ una grande opportunità, il blog aziendale. Il diktat è sfruttarla bene!